Aristarco di Samo: colui che pose il Sole al centro

Aristarco di Samo, nato nella prima metà del III secolo a. C. e scomparso intorno al 250 a. C. (da non confondere con Aristarco di Tegea, tragediografo, e con il grammatico Aristarco di Samotracia), è stato uno dei più influenti astronomi e scienziati della Grecia antica, le cui ricerche e intuizioni furono di grande rilevanza anche e soprattutto per la ricerca astronomica delle epoche successive.

Contemporaneo di Archimede, Aristarco fu il primo a tentare di calcolare, dopo la scoperta della sfericità della Terra, le distanze relative del Sole e della Luna, di cui parla nel suo unico trattato pervenuto. Una stima esatta di dette distanze sarebbe stata all’epoca impossibile, ma il tentativo di Aristarco segna un primo passo verso un’idea più realistica e attendibile della grandezza dell’universo, nonché a dimostrare che il Sole è molto più grande del nostro pianeta. Benché affetti da sensibili errori, i risultati dell’astronomo di Samo sono comunque importanti per essere il risultato dei primi tentativi, nella storia conosciuta dell’astronomia, di ricavare tali grandezze dall’osservazione diretta. Soprattutto, se non fu il primo, Aristarco fu almeno il secondo a sostenere la tesi eliocentrica, riprendendo e rivedendo le dottrine astronomiche e matematiche di Eraclide Pontico (390-310 a. C.), eclettico allievo di Platone all’Accademia.

Aristarco sostenne inoltre che il movimento apparente delle stelle è causato dalla rotazione terrestre, e anticipò di oltre 1800 anni le idee di Copernico insegnando che il Sole occupa il centro del sistema solare (per Aristarco, dell’universo) e che la Terra, la Luna e gli altri pianeti all’epoca conosciuti orbitano intorno al Sole (il cosiddetto moto di rivoluzione). Dedusse inoltre l’origine del ciclo delle stagioni, legato appunto all’inclinazione dell’asse terrestre (il cosiddetto moto di rotazione).

Secondo quanto riporta il filosofo stoico Cleante, poi ripreso dalla Storia dell’astronomia scritta da Giacomo Leopardi nel 1813, Aristarco venne inoltre accusato di empietà religiosa per «avere turbato il riposo della dea Estia», cioè del fuoco divino racchiuso nella Terra, ma con ogni probabilità di tratta di una approssimazione e di un errore storico.

Le teorie di Aristarco non ebbero molto successo nell’antichità (troppo divergenti dall’idea dell’armonia delle sfere celesti rotanti attorno alla Terra), venendo riscoperte e ampiamente rivalutate molti secoli dopo, con la “scoperta” dell’effettiva esistenza del nostro sistema solare grazie alle ricerche di Galileo, Copernico, Keplero e Newton.

Jari Padoan

(ndr) In onore di Aristarco, a lui è stato intitolato uno dei più interessanti crateri lunari. Si tratta di un cratere lunare da impatto situato a nord-ovest della faccia visibile della Luna. È considerata la più chiara tra le grandi formazioni sul suolo lunare, molto più chiara della maggior parte delle altre formazioni.